Estremi climatici: la nostra assicurazione sulla vita si chiama natura
In quali luoghi la calura estiva è stata ancora sopportabile, nonostante le temperature record e la siccità persistente? Città, operatori turistici e iniziative private hanno pubblicato mappe dei punti freschi, e non sorprende che la maggior parte di essi si trovi all’interno di parchi, nei boschi, in montagna o nei pressi di corsi d’acqua. Quando si verificano eventi meteorologici estremi, gli ambienti naturali intatti costituiscono la nostra assicurazione sulla vita, non solo per le singole persone, ma anche per l’agricoltura e lo sviluppo degli insediamenti. I suoli sani immagazzinano l’acqua, su di essi crescono piante e alberi dalle radici profonde che a loro volta regolano il clima e stabilizzano il terreno. In questo modo boschi, prati, corsi d’acqua e parchi vicini allo stato naturale prevengono non solo il surriscaldamento, ma pure le alluvioni e l’erosione del suolo.
Maggiore è la diversità, più aumenta la resilienza
La siccità estrema sta mettendo a dura prova gli habitat naturali in molti luoghi già sovrasfruttati e non protetti a sufficienza. Suoli inariditi, chiome degli alberi marroni in piena estate e letti dei torrenti prosciugati sono i sintomi più evidenti, tuttavia ce sono anche altri, meno visibili ma non per questo meno gravi: per esempio l’aumento della concentrazione di sostanze nocive e nutrienti nell’acqua residua, e le temperature elevate dell’acqua che favoriscono la proliferazione delle alghe e rendono impossibile il raffreddamento delle centrali nucleari. I Cantoni hanno reagito emanando misure di risparmio idrico, divieti di pesca e di balneazione. Il Consiglio federale ha stanziato crediti d’emergenza per l’agricoltura, innalzato i valori limite delle temperature e adeguato il finanziamento destinato ai boschi e alle foreste. Ma sono tutte misure con effetti a breve termine e insufficienti. La natura ci rifornisce gratuitamente di acqua potabile sana, aria pulita e terreni fertili, dobbiamo renderla più resiliente a lungo termine. E questo significa favorire la biodiversità! Come sa bene ogni giardiniere, più diversificate sono le sementi, minore è il rischio che muoia tutto.
Immagazzinare l’acqua, salvaguardare le foreste
In Svizzera esistono diverse strategie nazionali volte a preservare a lungo termine i nostri suoli, boschi e corsi d’acqua, ma la loro attuazione si fa attendere. Questa estate ha mostrato chiaramente di che cosa abbiamo bisogno: più acqua nella natura! I nostri suoli, boschi e corsi d’acqua sono i serbatoi più naturali ed efficienti di cui possiamo disporre, eppure, invece di sfruttare questo potenziale, spesso trattiamo l’acqua come un rifiuto da eliminare il più velocemente possibile. Tramite sistemi di drenaggio nei campi, canalette di scolo nei boschi e impermeabilizzazione delle superfici all’interno degli insediamenti, facciamo defluire l’acqua direttamente nelle canalizzazioni. Urge un cambiamento di mentalità che porti all’implementazione in tutto il Paese di concetti come «città spugna» e «terreno spugna». La rinaturazione dei corsi d’acqua, la rigenerazione delle paludi e il risanamento delle centrali elettriche devono finalmente essere messi in atto con la necessaria urgenza, peraltro prescritta dalla legge. La promozione dei boschi umidi è un concetto promettente per assicurare anche alle nostre foreste l’acqua di cui hanno bisogno. Nell’affrontare il riscaldamento climatico non dobbiamo però perdere di vista la salvaguardia delle foreste nel loro insieme: recenti approfondimenti mostrano che si è verificata una preoccupante inversione di tendenza e che la superficie boschiva sull’Altopiano e sui fondovalle sta diminuendo – proprio lì, dove i boschi costituiscono un importante spazio di svago e di rigenerazione per la popolazione.
Diffondere e utilizzare la conoscenza
Per fermare la distruzione delle nostre basi vitali naturali dobbiamo sapere dove si trovano e come vengono gestite. Oggi, in Svizzera, non sappiamo né chi preleva quanta acqua da fiumi e laghi né dove si trovano quali tipi di suolo: ciò è da irresponsabili. Nel quadro delle strategie nazionali per il suolo e l’acqua la Confederazione deve raccogliere questi dati e renderli accessibili al pubblico. Soltanto così sarà possibile definire una gestione equa e sostenibile affinché anche in futuro si possa superare le ondate di caldo con un tuffo rinfrescante nell’acqua fredda o una passeggiata rilassante nella frescura del bosco.
Questo articolo è stato pubblicato l'11 settembre 2026 sulla NZZ come editoriale di Urs Leugger-Eggimann.